martedì 27 ottobre 2009




I MAGISTRATI? "PERSONE CHE CALUNNIANO"

La notizia è della scorsa settimana: la Corte Costituzionale ha dichiarato di essere competente a pronunciarsi sul giudizio relativo al conflitto sorto tra Camera dei Deputati e magistratura alcuni mesi fa. Un conflitto nato a causa dello stop imposto nel 2008 dalla Camera al processo che vedeva sul banco degli imputati per diffamazione l’attuale presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri.
La vicenda risale a oltre cinque anni fa ma all’attenzione della Corte Costituzionale è arrivata solo dopo che il Tribunale di Roma ha sollevato il problema la scorsa primavera.
Di che cosa si tratta? Nel febbraio del 2004, durante una puntata della trasmissione radiofonica Rai “Radio 3131”, l’attuale presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, intervenendo a proposito del sostituto procuratore di Potenza Henry John Woodcock, pronunciò nei confronti del magistrato frasi che non suonavano proprio come complimenti. Disse, tra l’altro, che “è stata spazzata via una farneticante accusa di un Giudice irresponsabile di Potenza … , il C.S.M e il Ministero della Giustizia metteranno fine all’azione dissennata di persone che calunniano”. Per poi aggiungere: “… però faremo i conti in sede giudiziaria con chi si è comportato in quel modo…”.
Il senatore Gasparri era stato indagato per favoreggiamento nell’ambito di un’inchiesta su un giro di tangenti cominciata dal pm Woodcock e terminata – per la parte che lo interessava – con l’archiviazione decisa a Roma dove il caso era finito per competenza.
Di quelle dichiarazioni pronunciate alla radio nel 2004 il senatore Gasparri è stato chiamato a rispondere davanti al Tribunale di Roma dove è stato avviato un procedimento penale a suo carico. Ma, nel dicembre 2008, è intervenuta una delibera della Camera dei Deputati con la quale quelle dichiarazioni dell’ex ministro delle Comunicazioni sono state ritenute coperte da ‘insindacabilità’: l’interessato le aveva rilasciate, questa la tesi della Camera, in qualità di componente del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni. Dunque, come stabilisce la Costituzione, non può finire sul banco degli imputati. Una posizione non condivisa dal Tribunale presso il quale il procedimento penale era stato avviato. Di qui, la richiesta di intervento della Consulta. Anche perché, è riportato nell’ordinanza della Corte Costituzionale con la quale si dichiara quel ricorso ‘ammissibile’, secondo il Tribunale ricorrente “non sarebbe possibile individuare un legame cronologico tra l’attività parlamentare svolta dall’allora deputato ed il contenuto delle dichiarazioni”.

Per sapere come si pronuncerà la Consulta – e i relativi riflessi sul processo per diffamazione bloccato dalla contestata delibera della Camera -, occorrerà che il ricorso sia esaminato nel merito (non prima di alcune settimane). Intanto, vorrei qui aggiungere una sola osservazione sul contenuto di quelle dichiarazioni: che Paese è quello nel quale un Ministro della Repubblica (il senatore Gasparri allora era ministro delle Comunicazioni) definisce un’inchiesta della magistratura – seppure con esiti a lui sfavorevoli – come quella di “un’azione dissennata di persone che calunniano”? Ci sono i tribunali, c’è la magistratura, ci sono gli avvocati (non risultano scarseggiare nemmeno quelli oggi seduti tra i banchi parlamentari). Soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali sarebbe bene che utilizzasse gli strumenti di cui tutti disponiamo per affermare le proprie ragioni. E' anche grazie a questi episodi che il nostro Paese perde inesorabilmente prestigio nel panorama internazionale.

mercoledì 21 ottobre 2009

AGGIORNAMENTO BLOG

Ciao a tutti! Beh, chi di voi ha fatto capolino da queste parti si sarà accorto che da diverso tempo non aggiornavo questo blog. Ora ci sto rimettendo le mani: se non ci saranno eventi tali da sconvolgere i miei attuali progetti, ho in programma di dare un'accettabile continuità ai miei post. Per adesso, abbiate ancora un po' di pazienza!

mercoledì 6 giugno 2007

FAR BENE IMPRESA E' UNA BELLA IMPRESA


Una ricerca da me condotta sugli assetti proprietari nel nostro Paese mi ha portato ad alcune riflessioni che vorrei qui proporre. Per innovare e modernizzare il Paese, occorre pensare seriamente a un importante Patto tra politica ed economia ribaltando quella tendenza che ha fin qui caratterizzato l'Italia e che ha visto affermarsi un intreccio non produttivo tra settori della politica con settori dell'economia.
E' più che mai necessario, a mio avviso, arrivare presto ad avere un Patto per la modernizzazione e lo sviluppo, per la crescita e l'innovazione che abbia come obiettivi il potenziamento della ricerca e della formazione, la promozione del merito e dei talenti, l'affermazione delle capacità, l'apertura di nuove opportunità. E' anche così, secondo me, che riusciremo ad affermare pari opportunità per uomini e donne capaci. pari opportunità di occupazione e anche pari opportunità nel promuovere donne e uomini capaci nei ruoli apicali.
Un nuovo Patto tra politica ed economia si rende urgente oggi anche per sfatare i troppi luoghi comuni che vorrebbero affermare l'idea di una politica sprecona e spendacciona, palla al piede dello sviluppo del Paese: senza per questo negare i troppi guasti di un malcostume che trova la sua ragion d'essere - più che in una crisi della politica - in una mancanza di un'etica dello Stato, di un senso dello Stato, in una parola, di un senso di responsabilità che dovrebbe essere proprio
di una classe dirigente di un moderno Paese europeo.
Questo Patto al quale penso dovrebbe trarre la propria forza dal coraggio che l'imprenditoria italiana può trovare al proprio interno per assumere su di sé la responsabilità di scelte, oggi più che mai necessarie. Perché responsabilità si coniuga con consapevolezza: dei diritti come pure dei doveri.
E', per esempio, pensabile parlare di riforma della politica senza che vi sia alcun accenno a una riforma dell'economia? Quasi come se l'economia fosse in sé piva di errori e l'imprenditoria italiana esente da responsabilità? Soltanto alcuni punti di riflessione: la struttura orizzontale che porta poche società a essere presenti in diversi assetti societari; gli intrecci - a volte veri e propri conflitti di interessi - tra banche e sgr; incarichi apicali per i quali si procede su cooptazione. E potremmo continuare. E, allora, invece di gridare l'uno contro le colpe dell'altro, pur senza ignorare problemi quali i costi della politica, la poca trasparenza, una classe politica diffusa con i relativi costi al seguito, non sarebbe meglio rimboccarsi tutti le maniche per un radicale cambio di marcia?
In verità, ho un sogno in un cassetto: che si riesca finalmente a promuovere quell'etica dello Stato fondata sul coraggio dell'innovazione che ci allinei al modello delle grandi democrazie occidentali. Una sorta di Patto di collaborazione tra politica ed economia potrebbe oggi aiutarci a trovare insieme il coraggio di
decidere per imboccare senza tentennamenti la strada delle liberalizzazioni, della crescita, dello sviluppo, della modernizzazione. Senza lasciare indietro nessuno.
2007-06-06