mercoledì 6 giugno 2007

FAR BENE IMPRESA E' UNA BELLA IMPRESA


Una ricerca da me condotta sugli assetti proprietari nel nostro Paese mi ha portato ad alcune riflessioni che vorrei qui proporre. Per innovare e modernizzare il Paese, occorre pensare seriamente a un importante Patto tra politica ed economia ribaltando quella tendenza che ha fin qui caratterizzato l'Italia e che ha visto affermarsi un intreccio non produttivo tra settori della politica con settori dell'economia.
E' più che mai necessario, a mio avviso, arrivare presto ad avere un Patto per la modernizzazione e lo sviluppo, per la crescita e l'innovazione che abbia come obiettivi il potenziamento della ricerca e della formazione, la promozione del merito e dei talenti, l'affermazione delle capacità, l'apertura di nuove opportunità. E' anche così, secondo me, che riusciremo ad affermare pari opportunità per uomini e donne capaci. pari opportunità di occupazione e anche pari opportunità nel promuovere donne e uomini capaci nei ruoli apicali.
Un nuovo Patto tra politica ed economia si rende urgente oggi anche per sfatare i troppi luoghi comuni che vorrebbero affermare l'idea di una politica sprecona e spendacciona, palla al piede dello sviluppo del Paese: senza per questo negare i troppi guasti di un malcostume che trova la sua ragion d'essere - più che in una crisi della politica - in una mancanza di un'etica dello Stato, di un senso dello Stato, in una parola, di un senso di responsabilità che dovrebbe essere proprio
di una classe dirigente di un moderno Paese europeo.
Questo Patto al quale penso dovrebbe trarre la propria forza dal coraggio che l'imprenditoria italiana può trovare al proprio interno per assumere su di sé la responsabilità di scelte, oggi più che mai necessarie. Perché responsabilità si coniuga con consapevolezza: dei diritti come pure dei doveri.
E', per esempio, pensabile parlare di riforma della politica senza che vi sia alcun accenno a una riforma dell'economia? Quasi come se l'economia fosse in sé piva di errori e l'imprenditoria italiana esente da responsabilità? Soltanto alcuni punti di riflessione: la struttura orizzontale che porta poche società a essere presenti in diversi assetti societari; gli intrecci - a volte veri e propri conflitti di interessi - tra banche e sgr; incarichi apicali per i quali si procede su cooptazione. E potremmo continuare. E, allora, invece di gridare l'uno contro le colpe dell'altro, pur senza ignorare problemi quali i costi della politica, la poca trasparenza, una classe politica diffusa con i relativi costi al seguito, non sarebbe meglio rimboccarsi tutti le maniche per un radicale cambio di marcia?
In verità, ho un sogno in un cassetto: che si riesca finalmente a promuovere quell'etica dello Stato fondata sul coraggio dell'innovazione che ci allinei al modello delle grandi democrazie occidentali. Una sorta di Patto di collaborazione tra politica ed economia potrebbe oggi aiutarci a trovare insieme il coraggio di
decidere per imboccare senza tentennamenti la strada delle liberalizzazioni, della crescita, dello sviluppo, della modernizzazione. Senza lasciare indietro nessuno.
2007-06-06