domenica 8 novembre 2009
martedì 27 ottobre 2009
I MAGISTRATI? "PERSONE CHE CALUNNIANO"
La notizia è della scorsa settimana: la Corte Costituzionale ha dichiarato di essere competente a pronunciarsi sul giudizio relativo al conflitto sorto tra Camera dei Deputati e magistratura alcuni mesi fa. Un conflitto nato a causa dello stop imposto nel 2008 dalla Camera al processo che vedeva sul banco degli imputati per diffamazione l’attuale presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri.
La vicenda risale a oltre cinque anni fa ma all’attenzione della Corte Costituzionale è arrivata solo dopo che il Tribunale di Roma ha sollevato il problema la scorsa primavera.
Di che cosa si tratta? Nel febbraio del 2004, durante una puntata della trasmissione radiofonica Rai “Radio 3131”, l’attuale presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, intervenendo a proposito del sostituto procuratore di Potenza Henry John Woodcock, pronunciò nei confronti del magistrato frasi che non suonavano proprio come complimenti. Disse, tra l’altro, che “è stata spazzata via una farneticante accusa di un Giudice irresponsabile di Potenza … , il C.S.M e il Ministero della Giustizia metteranno fine all’azione dissennata di persone che calunniano”. Per poi aggiungere: “… però faremo i conti in sede giudiziaria con chi si è comportato in quel modo…”.
Il senatore Gasparri era stato indagato per favoreggiamento nell’ambito di un’inchiesta su un giro di tangenti cominciata dal pm Woodcock e terminata – per la parte che lo interessava – con l’archiviazione decisa a Roma dove il caso era finito per competenza.
Di quelle dichiarazioni pronunciate alla radio nel 2004 il senatore Gasparri è stato chiamato a rispondere davanti al Tribunale di Roma dove è stato avviato un procedimento penale a suo carico. Ma, nel dicembre 2008, è intervenuta una delibera della Camera dei Deputati con la quale quelle dichiarazioni dell’ex ministro delle Comunicazioni sono state ritenute coperte da ‘insindacabilità’: l’interessato le aveva rilasciate, questa la tesi della Camera, in qualità di componente del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni. Dunque, come stabilisce la Costituzione, non può finire sul banco degli imputati. Una posizione non condivisa dal Tribunale presso il quale il procedimento penale era stato avviato. Di qui, la richiesta di intervento della Consulta. Anche perché, è riportato nell’ordinanza della Corte Costituzionale con la quale si dichiara quel ricorso ‘ammissibile’, secondo il Tribunale ricorrente “non sarebbe possibile individuare un legame cronologico tra l’attività parlamentare svolta dall’allora deputato ed il contenuto delle dichiarazioni”.
Per sapere come si pronuncerà la Consulta – e i relativi riflessi sul processo per diffamazione bloccato dalla contestata delibera della Camera -, occorrerà che il ricorso sia esaminato nel merito (non prima di alcune settimane). Intanto, vorrei qui aggiungere una sola osservazione sul contenuto di quelle dichiarazioni: che Paese è quello nel quale un Ministro della Repubblica (il senatore Gasparri allora era ministro delle Comunicazioni) definisce un’inchiesta della magistratura – seppure con esiti a lui sfavorevoli – come quella di “un’azione dissennata di persone che calunniano”? Ci sono i tribunali, c’è la magistratura, ci sono gli avvocati (non risultano scarseggiare nemmeno quelli oggi seduti tra i banchi parlamentari). Soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali sarebbe bene che utilizzasse gli strumenti di cui tutti disponiamo per affermare le proprie ragioni. E' anche grazie a questi episodi che il nostro Paese perde inesorabilmente prestigio nel panorama internazionale.
La vicenda risale a oltre cinque anni fa ma all’attenzione della Corte Costituzionale è arrivata solo dopo che il Tribunale di Roma ha sollevato il problema la scorsa primavera.
Di che cosa si tratta? Nel febbraio del 2004, durante una puntata della trasmissione radiofonica Rai “Radio 3131”, l’attuale presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, intervenendo a proposito del sostituto procuratore di Potenza Henry John Woodcock, pronunciò nei confronti del magistrato frasi che non suonavano proprio come complimenti. Disse, tra l’altro, che “è stata spazzata via una farneticante accusa di un Giudice irresponsabile di Potenza … , il C.S.M e il Ministero della Giustizia metteranno fine all’azione dissennata di persone che calunniano”. Per poi aggiungere: “… però faremo i conti in sede giudiziaria con chi si è comportato in quel modo…”.
Il senatore Gasparri era stato indagato per favoreggiamento nell’ambito di un’inchiesta su un giro di tangenti cominciata dal pm Woodcock e terminata – per la parte che lo interessava – con l’archiviazione decisa a Roma dove il caso era finito per competenza.
Di quelle dichiarazioni pronunciate alla radio nel 2004 il senatore Gasparri è stato chiamato a rispondere davanti al Tribunale di Roma dove è stato avviato un procedimento penale a suo carico. Ma, nel dicembre 2008, è intervenuta una delibera della Camera dei Deputati con la quale quelle dichiarazioni dell’ex ministro delle Comunicazioni sono state ritenute coperte da ‘insindacabilità’: l’interessato le aveva rilasciate, questa la tesi della Camera, in qualità di componente del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni. Dunque, come stabilisce la Costituzione, non può finire sul banco degli imputati. Una posizione non condivisa dal Tribunale presso il quale il procedimento penale era stato avviato. Di qui, la richiesta di intervento della Consulta. Anche perché, è riportato nell’ordinanza della Corte Costituzionale con la quale si dichiara quel ricorso ‘ammissibile’, secondo il Tribunale ricorrente “non sarebbe possibile individuare un legame cronologico tra l’attività parlamentare svolta dall’allora deputato ed il contenuto delle dichiarazioni”.
Per sapere come si pronuncerà la Consulta – e i relativi riflessi sul processo per diffamazione bloccato dalla contestata delibera della Camera -, occorrerà che il ricorso sia esaminato nel merito (non prima di alcune settimane). Intanto, vorrei qui aggiungere una sola osservazione sul contenuto di quelle dichiarazioni: che Paese è quello nel quale un Ministro della Repubblica (il senatore Gasparri allora era ministro delle Comunicazioni) definisce un’inchiesta della magistratura – seppure con esiti a lui sfavorevoli – come quella di “un’azione dissennata di persone che calunniano”? Ci sono i tribunali, c’è la magistratura, ci sono gli avvocati (non risultano scarseggiare nemmeno quelli oggi seduti tra i banchi parlamentari). Soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali sarebbe bene che utilizzasse gli strumenti di cui tutti disponiamo per affermare le proprie ragioni. E' anche grazie a questi episodi che il nostro Paese perde inesorabilmente prestigio nel panorama internazionale.
mercoledì 21 ottobre 2009
AGGIORNAMENTO BLOG
Ciao a tutti! Beh, chi di voi ha fatto capolino da queste parti si sarà accorto che da diverso tempo non aggiornavo questo blog. Ora ci sto rimettendo le mani: se non ci saranno eventi tali da sconvolgere i miei attuali progetti, ho in programma di dare un'accettabile continuità ai miei post. Per adesso, abbiate ancora un po' di pazienza!
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